16 dicembre 2015

LASCIATELI GIOCARE

Oggi i bambini non hanno più tempo per giocare tra di loro.
La vita, a scuola e nel tempo libero, è gestita e organizzata dagli adulti. Ma solo giocando possono acquisire le abilità sociali che serviranno loro da grandi: ascoltare gli altri, essere creativi, gestire le emozioni e affrontare i pericoli

Il gioco può veramente preparare alla vita?
Per ottenere un matrimonio felice, dei buoni amici o un buon socio di lavoro, dobbiamo capire come andare d’accordo con le altre persone: forse si tratta della capacità basilare che tutti i bambini dovrebbero apprendere per condurre una vita soddisfacente. Nei gruppi di cacciatori-raccoglitori, nella “Sudbury Valley School”, e in ogni posto in cui i bambini sono regolarmente a contatto con gli altri bambini, il gioco è solitamente gioco sociale. E il gioco sociale è la scuola per apprendere le capacità sociali.
Il motivo per cui il gioco è un modo meraviglioso per trasmettere le capacità sociali è il fatto di essere volontario. I giocatori sono sempre liberi di abbandonare il gioco e se non sono contenti lo abbandoneranno sicuramente.
Ciascun giocatore lo sa e quindi lo scopo, per ciascun giocatore che vuole far continuare il gioco, è di soddisfare i propri bisogni e desideri mentre soddisfa anche quelli degli altri per far sì che anche loro non smettano di giocare. Il gioco sociale implica molti accordi e compromessi.
Se Betty fa la prepotente e cerca di imporre le regole del gioco ai suoi compagni di gioco senza rispettare i loro desideri, i suoi compagni smetteranno di giocare e la lasceranno sola, ricominciando l’attività ludica altrove. Questo è un ottimo motivo per far sì che la prossima volta Betty faccia più attenzione. Se vogliono giocare con lei, che ha delle qualità che a loro piacciono, dovranno parlarle chiaramente la prossima volta, per mettere in chiaro i loro desideri, così Betty non cercherà più di fare a modo suo rovinando il divertimento degli altri. Per divertirsi nel gioco sociale bisogna essere assertivi ma non dispotici; questo vale per tutti gli aspetti della vita sociale.


Osservate un qualsiasi gruppo di bambini che gioca e vedrete in atto tante contrattazioni e compromessi. I piccoli in età prescolare che giocano alla “famiglia” passano più tempo a stabilire i dettagli che a giocare. Tutto deve essere contrattato: chi farà la mamma, chi il figlio, chi potrà usare certi oggetti e come si svilupperà la storia. I giocatori più abili usano la richiesta di conferma: “Facciamo che la collana è mia. Va bene?”. Se non va bene, si comincia a discutere. Oppure osservate un gruppo di bambini di diverse età che giocano una partita improvvisata di baseball, gestita dagli stessi giocatori, senza autorità esterne (allenatori o arbitri). I giocatori devono scegliere in quale squadra stare, adattare le regole alle condizioni del momento, decidere cosa è corretto e cosa no. Devono collaborare con i compagni di squadra, ma anche con gli avversari, tenendo conto delle necessità e delle capacità di tutti. Forse Billy è il lanciatore migliore, ma se qualcun altro vuole provare a lanciare, farà meglio a dire di sì altrimenti se ne andranno. E quando lancia al piccolo Timmy, che sta imparando, Billy dovrà tirare la palla dolcemente in direzione della sua mazza altrimenti i suoi compagni di squadra penseranno che sia stato ingiusto. Invece quando lancia al grosso Wally dovrà dare il meglio di sé, perché altrimenti Wally si sentirebbe insultato. In queste partite improvvisate continuare a giocare e far divertire tutti è più importante che vincere.
La regola aurea del gioco di gruppo non è “non fare agli altri quello che non vorresti facessero a te”, ma “fai agli altri quello che vorrebbero che tu facessi a loro”. Per questo bisogna mettersi nei panni altrui e vedere le cose dal loro punto di vista. Nei giochi di gruppo i bambini lo fanno sempre.
Nel gioco l’uguaglianza non significa uniformità, ma attribuzione della stessa importanza ai bisogni e ai desideri di tutti
Il gioco insegna le abilità sociali senza cui la vita sarebbe insopportabile. Ma insegna anche a controllare emozioni negative forti, come la paura e la rabbia.

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Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi con giochi accessibili per tutti i bambini
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